Uno dei problemi
maggiori, comune a molte persone, è il parlare a vanvera. Non sembra ma è una
cosa che può avere ripercussioni gravi specie quando si intreccia con l’invidia
gratuita in un momento di black-out neurale. Nella migliore delle ipotesi si
creano situazioni di simpatico imbarazzo.
Il mio lavoro mi
piace. È vero che sono sempre con una valigia in mano ma anche se le giornate
sono pesanti rimane comunque sempre qualche ora per godere della bellezza della
vita. Capita così che una sera ceni a Madrid, qualche giorno dopo a Londra, poi
a Monaco o a Rio in un incessante turbinio di prenotazioni, check-in, alberghi
e valige che occorre disfare per ricomporle subito dopo.
In una delle
poche pause in ufficio, un collega, autoctono e stanziale, mi si avvicina nel
sacro momento di meditazione alla macchinetta del caffè. E qui parte un
involontario sketch, una via di mezzo tra una scena di Amici Miei e Camera Caffè.
– Parti ancora?
Certo che sei sempre in giro! Ti stai facendo un sacco di soldi e mentre noi
siamo qui a lavorare tu te ne vai in vacanza.
Lo guardo con
aria di paziente condiscendenza, ogni volta che mi trova al caffè mi
ripete la stessa filastrocca. – Sembra bello, caro mio, ma è pesante vivere così.
– Rispondo, – Sono quattro mesi che torno a casa una notte la settimana solo
per cambiare la valigia. E fra 3 giorni devo andare ancora in Brasile.
– In Brasile!?!? Che cu***!!! E a me mai niente! Vorrei vedere se dovessi fare tu il mio lavoro,
sempre seduto a quella maledetta scrivania. Io il tuo lo prenderei al volo.
«Cos'è il Genio? » Avrebbe detto il Melandri, «È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e
velocità d'esecuzione.»
Lo guardo. La mia
faccia si rabbuia come se forze interne terribili si stessero contendendo una
drammatica decisione. Poi, improvviso, mi illumino. Il viso assume la
leggerezza beata di chi ha trovato la via dello Zen, la pace interiore.
– Angelo, – gli
dico in confidenza, – avevo un grave problema e non sapevo come fare ma questa
tua proposta mi ha spianato la strada in un modo inaspettato. Aspettami in
ufficio, parlo col Capo e per questa volta vai tu al posto mio.
– Ma dai, non si può
– Una considerevole dose di baldanza ha già lasciato il suo sguardo che indugia
sui miei occhi per cercare una conferma alla domanda indiretta.
Io, che sono nato
con la invidiabile capacità di sfoggiare un aspetto funereo quando ci sarebbe
da sbellicarsi dalle risate, gli dico: – E perché no. Il mio lavoro lo conosci,
il programma pure. Mi sostituisci per questa volta, se hai dubbi non prendi
decisioni e riporti l’azione a me, e poi me la sbrigo io. Tu lo sai che ho
piena fiducia in te, il Capo non avrà obiezioni. Preparati perché la partenza è
venerdì sera.
– Venerdì? Ma
come venerdì?
– Venerdì, volo
per Lisbona delle 18, arrivo alle 20, ti fai la notte a Lisbona.
Sabato alle 16
hai il volo per Recife dove arrivi alle 21.15, sono 8 ore di volo ma ti
avvantaggi col fuso orario. L’unico problema è farsele in economica, sai com’è: il budget. Andate in albergo, cena e se ti va puoi anche tentare la notte
brava. La mattina, alle 6, torni in aeroporto dove, alle 9, prendi il volo per
Manaus. Fa uno scalo tecnico ma in 4 ore circa arrivi. Hai domenica pomeriggio
libera e la mattina alle 7 ti vengono a prendere per andare in Ditta. Venerdì
si rientra, altre 49 ore di viaggio in 3 scali. Alla fine, se non ti dai alle
follie, ci guadagni anche un paio di cento euro di trasferta.
La sorte a volte è benevola e per pura coincidenza il Capo fa
capolino nell’area macchinette del caffè. Mi vede e mi fa cenno di seguirlo. Guardo
Angelo e gli grido in corsa: – Allora d’accordo. Vado e glielo dico.
Angelo sbianca, mi insegue (mi faccio raggiungere), si aggrappa
alla giacca e dopo qualche secondo di balbettio confuso riesce a dire: – No,
dai, non posso. Tutto questo tempo, due fine settimana, e cosa dico alla
moglie. No dai, io ho famiglia. Non posso.
È il momento di sfoderare la faccia più schifata che ho nel
repertorio delle facce pubbliche. Lo guardo per 5 secondi di raggelante
silenzio. – Io non ho famiglia? So che non fa nulla se sono 4 mesi che non
passo un sabato a casa, in fondo sono sempre io il fortunato che va in giro
vero?
Non mi ha più fatto osservare il suo disappunto per i miei viaggi
di lavoro.
c.v.d.
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